Storia del cassetto della biancheria: il pigiama

Apriamo un nuovo cassetto del nostro armadio, quello dedicato ai pigiami. Diciamoci la verità, almeno uno l’abbiamo tutte e tutti…e in inverno sono così comodi e caldi!

A mio parere è difficile resistervi, voi che dite? Quindi oggi vi racconto proprio la storia del pigiama. Andiamo!

Partiamo dall’etimologia

Pigiama (dal persiano pāy-jāme, letteralmente «indumento per le gambe») è il termine con il quale si fa riferimento a una serie di capi di abbigliamento utilizzati a letto.

Il termine originale faceva riferimento a dei pantaloni larghi e leggeri, utilizzati in Asia da entrambi i sessi. In occidente invece per pigiama si intende un indumento composto da due «pezzi», derivato dall’originale, ed utilizzato come capo di abbigliamento per il sonno, ma anche per l’abbigliamento casalingo, sempre da entrambi i sessi.

Storia

L’utilizzo mondiale del pigiama (sia la parola, che l’indumento) è il risultato della presenza britannica nell’Asia del Sud nel diciottesimo e diciannovesimo secolo. Per l’Enciclopedia Britannica è stato introdotto in Inghilterra nel diciassettesimo secolo, ma la sua moda passò rapidamente.

Nel 1870 circa, il pigiama ricomparve nel mondo occidentale come abbigliamento maschile notturno, dopo il ritorno dei coloni britannici.

Inizialmente questo capo è riservato esclusivamente agli uomini, per i quali rappresenta un’alternativa più funzionale alla tradizionale camiciona da notte. Però a inizio secolo si iniziò ad usare pigiami anche per i bambini vista la loro incredibile praticità.

Negli 1910 lo stilista Paul Poiret iniziò a proporre tra le sue scandalose e rivoluzionare creazioni dei veri pantaloni ampi, vagamente maschili, molto simili ai pigiami in auge a quel tempo, gettando un primo seme per la diffusione di questo indumento anche presso la popolazione femminile.

Negli anni venti del novecento, arriva definitivamente anche nell’armadio delle donne. La moda femminile, infatti, in questi anni si trasforma profondamente: dopo le belle statuine della Belle Epoque, è ora in voga un tipo di donna decisamente più androgina. E quindi non passa molto tempo prima che queste garçonnes e flapper girls si approprino del pigiama maschile come capo lounge informale ma sofisticato. Lo indossavano ovviamente in camera da letto.

La leggendaria Coco Chanel decide di fare di più, indossando un completo simile al pigiama, composto da pantaloni larghi e un camicione, per la spiaggia. Nacque così il Beach pajama, che destò gran scalpore tra i ben pensanti del tempo, ma questo non gli impedì di spopolare tra le ragazze più ardite. E diventare di moda.

Immaginate la scena: Mademoiselle amava camminare con indosso i suoi pigiami di seta ornati da collane di perle nella stazione balneare di Jean-le-Pin ad Antibes che venne ribattezzata “Pyjamapolis“perchè la gran parte dei suoi avventori erano soliti indossare pigiami secondo la moda Chanel.

C’era addirittura chi portava per le vie della cittadina dei veri e propri pigiami da camera, con tanto di vestaglia.

A contribuire alla diffusione dei pigiami tra le signore pensò anche il cinema, ancora una volta. Nel film del 1934 “It Happened One Night”, vediamo l’attrice Claudette Colbert indossare con grande eleganza pigiami maschili. Da allora il pigiama diventa un must per le dive dal grande schermo, da Greta Garbo a Joan Crawford.

e poi?

A partire dalla seconda guerra mondiale e dagli anni ’50, il pigiama conosce un periodo di oblio. L’hostess pajama sopravvive solo in versione preziosa, ma viene sempre più spesso rimpiazzato da abiti da cocktail. Mentre per la notte il pigiama cede il passo a leziosi négligé o baby doll (coerentemente con il nuovo ideale di donna/bambola di questa decade).

Nel 1960 il pigiama torna improvvisamente alla ribalta grazie alla stilista Irene Galitzine, che lo trasforma in un capo da sera decorato da vivaci fantasie. Nasce il Pigiama Palazzo, che sarà indossato da Jacqueline Kennedy, da Ira von Furstenberg, da Marella Agnelli e da tutte le donne più eleganti di quel tempo.

Anche Emilio Pucci proporrà una sua versione del Pigiama Palazzo, caratterizzata, dalle famose e coloratissime stampe.

Durante gli anni ’70 la contaminazione tra abbigliamento da notte e da sera continua, e con la riscoperta del jersey diventa protagonista dell’abbigliamento da discoteca. Il pigiama in jersey, anche nella sua variante a tuta, riprende il glamour degli anni ’30, ma il comfort è contemporaneo.

Dagli anni ’80 il pigiama torna ad essere un capo riservato alla camera da letto, e lì rimane fino a tempi recenti. Fino al 2012 quando il marchio Louis Vuitton, sotto la direzione di Marc Jacobs, manda in passerella una collezione autunno/inverno 2013 ispirata alla lingerie, in cui il pigiama fa la sua ri-comparsa in chiave giorno.

E da lì ad oggi la strada è tutta in discesa. E nel nostro armadio.

Tipologie

Come vedremo di seguito, i pigiami partono da una base comune, e sia da donna che da uomo sono composti da due pezzi, camicia e pantaloni. E molto spesso condividono vestibilità ampia, comoda e tipologie di tessuto.

Da donna

I pigiami da donna sono generalmente composti da due pezzi, ma con innumerevoli varianti e decorazioni. Cambiano le scollature, più o meno ampie, e con varie forme o con colletto e bottoni tipo camicia o polo. Hanno una vestibilità che può andare da molto aderente a molto larga e di stile maschile. Si possono trovare in tantissimi materiali e tessuti, cotone, viscosa, lana, seta, modal e misti vari. Devono avere la caratteristica, però, di essere confortevoli. Spesso presentano decorazioni in pizzo, applicazioni disegni o scritte e li troviamo in tantissimi colori e fantasie stampate.

Da uomo

I pigiami da uomo generalmente si caratterizzano in due pezzi, blusa o camicia o maglia e pantaloni più o meno larghi. Sono disponibili in una gamma di tessuti molto ampia, tra cui troviamo seta, cotone viscosa e poliestere. Con mix di elastan per migliorare il comfort.

I tessuti sono generalmente morbidi e il taglio è solitamente ampio, in modo che il pigiama sia comodo da indossare in casa e a letto. I pigiami di flanella spessa e di spugna sono adatti per i climi più freddi, mentre i pantaloncini e le magliette del pigiama possono essere più appropriati per i climi caldi.

Curiosità curiose

Alberto Sordi aveva l’abitudine di fare un riposino dopo pranzo, cascasse il mondo lui lo faceva. Ma non era la classica pennichella a cui pensiamo, e cediamo tutti, magari sul divano in tuta o ancora vestiti.

No no, lui la faceva intorno alle 15, pretendeva il buio assoluto e indossava sempre il pigiama perché “Me metto er pigiama, a dormì vestiti ci vanno i morti”

E in effetti, se ci pensate, ha senso. Però è uguale se il sonnellino lo fate in tuta!

Concludendo

A mio parere il pigiama deve essere comodo, quindi meglio se di tessuto un po’ elasticizzato o in jersey in modo da potercisi muovere bene dentro. E io lo preferisco in fibre naturali, perché permettono una traspirabilità ottimale del corpo mantenendolo fresco e aerato. E si, io lo porto in inverno, anzi mi piacciono tanto. Mentre in estate camicia di notte. Ma di questa ne riparliamo in un altro post!

Bene, abbiamo concluso, vi aspetto al prossimo approfondimento e ditemi: siete team pigiama o team solo due gocce di Chanel n°5?

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